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Astrologia. Quale utilità?

Articolo pubblicato sulla Rivista ‘Dossier. Ambiente & Salute’
N.41 Maggio 2011. Edizioni M & G
Autrice Maria Mazzi
Articolo divulgativo sull’astrologia, per un pubblico di non addetti.

È trascorso un po’ di tempo da quando gli antichi Babilonesi misuravano la distanza fra i pianeti con le dita della mano. La nostra osservazione del cielo si è elaborata a tal punto da arrivare ad espandere i confini del sistema solare ad ampiezze inimmaginabili sino a qualche secolo fa.
Sono passati cinque secoli da quando le teorie di Copernico sono riuscite a mettere in discussione la sino allora inamovibile centralità della Terra, attorno alla quale i pianeti conosciuti riproducevano i loro moti circolari, Sole compreso, secondo uno schema rigido ed imperfetto che dai tempi di Tolomeo non vedeva altra prospettiva.
Altri duecento anni sono serviti e qualche illustre ‘eretico’ finito sul rogo prima che la nuova teoria eliocentrica venisse accettata unanimemente, perfezionata ed integrata nelle sue numerose implicazioni filosofiche, religiose e scientifiche.
Un paio di secoli in più per arrivare a comprendere che E = mc² e che non esistono uno spazio-tempo assoluti ma solo relativi.
È facile ritenere che ciò che consideriamo ‘vero’ ora lo sarà per sempre, nonostante la storia ci confermi il contrario.
Per parlare di astrologia oggi ad un pubblico che non ne abbia fatto esperienza in prima persona, è importante affrontare direttamente questo ostacolo, per qualcuno insormontabile, della sua non verificabilità scientifica. Il metodo scientifico come paradigma di conoscenza della realtà non si applica all’astrologia, o non ancora. Forse in un futuro non troppo lontano ‘conosceremo’ in maniera diversa da quella attuale, forse la scienza saprà spiegare ciò che ora è deducibile solo tramite un’osservazione non scientifica.
Diamo significato al mondo in base a come lo vediamo, attraverso le lenti con cui lo guardiamo. L’astrologia, nella sua evoluzione nel tempo, ha accompagnato il nostro modo di guardare al mondo e a noi stessi. I suoi passaggi evolutivi, di epoca in epoca, sono testimoni della nostra evoluzione nel tempo.
Saturno, per esempio, in passato conosciuto come il Grande Malefico, è oggi considerato un indicatore di momenti di grande crescita psicologica, e l’integrazione della funzione che rappresenta è vista come un passaggio imprescindibile nel nostro sviluppo, nonostante qualcuno si ostini a considerarlo ‘contro’.

Jan Mateiko. ‘Copernico- Conversazione con Dio’.

Da alcuni decenni l’astrologia sta vivendo un grande Rinascimento.
L’attribuzione di valore alla disciplina avviene in un contesto che dal secolo scorso ha iniziato lentamente a modificarsi.
Il fondamento del metodo scientifico – un mondo oggettivo lì fuori, al quale la mente umana assegna significato, in quanto unica detentrice di intelligenza e finalità – sta allentando la sua morsa. Si inizia a riconoscere che il mondo moderno disincantato, oggettivizzato, svuotato di ogni dimensione spirituale, quel mondo su cui la mente umana sembra avere ogni potere, non può più essere trattato solo come una realtà da forgiare e sfruttare a beneficio umano.
Si sta assistendo all’emergere di una nuova comprensione della realtà, motivata dal bisogno di trovare nuovi modelli di interpretazione del reale. Si stanno rivalutando i limiti dell’approccio scientifico convenzionale e si è maggiormente sensibili alla necessità di una pluralità di prospettive. Questo ci sta portando lentamente verso il superamento delle grandi dicotomie che hanno contraddistinto la nostra storia sul pianeta: essere umano – natura, spirito- materia, mente-corpo.
Gli sviluppi della psicologia del profondo del secolo scorso hanno portato l’essere umano a scoprire un mondo interiore di cui non era a conoscenza, l’inconscio, un territorio vasto ma non misurabile con il quale l’io conscio ha iniziato a dialogare.
La ricerca di Jung ed i suoi studi sulla sincronicità hanno contribuito considerevolmente a creare un ponte fra un mondo meccanico e privo di senso ed un io isolato e unico creatore di significato. Nella teoria jungiana un ruolo centrale riveste la definizione di archetipo come elemento costituente la psiche umana, universalmente condiviso da tutti gli esseri umani.
Jung intese gli archetipi come strutture psicologiche innate che muovono il comportamento umano ad un livello individuale e collettivo. Non sono prerogativa esclusiva dell’umano, ma informano di sé il piano della materia. Sia la psiche umana che il mondo, l’interno e l’esterno, sono strutturati dagli stessi modelli archetipici e quindi uniti da questa correlazione.
Gli archetipi hanno nella psiche umana un’espressione psicologica, si manifestano attraverso pulsioni, immagini, ma hanno al contempo una manifestazione in eventi e situazioni nella realtà esterna.
La tradizione platonica, prima di Jung, attribuiva agli archetipi una natura cosmica, oggettiva, li concepiva come forme primordiali della mente Universale che trascendono la psiche umana.
Entrambe le posizioni confluiscono nella prospettiva astrologica.
Da un lato è evidente che gli archetipi abbiano una manifestazione psicologica nell’esperienza e nel comportamento umano, ma al contempo sono legati al macrocosmo stesso, ai pianeti e ai loro movimenti nel cielo. L’astrologia sostiene l’idea di un’Anima Mundi, un’anima del mondo, di cui la psiche umana è partecipe, una realtà unificata dove tutto è interconnesso, dove intelligenza e anima pervadono il cosmo e l’essere umano.

Come si è sviluppata l’astrologia nel tempo?

A voler riassumere alcuni secoli di storia dell’astrologia in una frase, potremmo dire che l’astrologia babilonese ci ha fornito il simbolismo dello zodiaco e l’astrologia greca la geometria.
L’astrologia babilonese ci ha mostrato una prima maniera di guardare al cielo e trovarvi significato e pare che si sia sviluppata dapprima in Mesopotamia piuttosto che nel limitrofo Egitto, per un esigenza di trovare una regolarità nel cielo, dei segnali che potessero aiutare a gestire il caotico piano terreno. A differenza del Nilo, che inondava le terre egizie con regolarità, il Tigri e l’Eufrate, i due fiumi entro cui è fiorita la civiltà mesopotamica, avevano un ritmo irregolare nelle inondazioni. Fra il 2000 AC e l’anno 0, il territorio fra i due fiumi fu palcoscenico di grande irrequietezza politica e in questo contesto politicamente caotico ed imprevedibile dal punto di vista naturale si inserisce il bisogno di trovare certezze nella ciclicità del cielo.
Si creò poco a poco una grammatica, delle linee guida per l’interpretazione dei fenomeni celesti per poter comprendere in base a ciò che era accaduto in passato cosa sarebbe potuto ripetersi ed avere quindi la possibilità di modificare il corso degli eventi.
Fu questa una prima rudimentale forma di interpretazione delle corrispondenze, non priva di elementi di religiosità, ma certamente un primo passo nell’elaborazione di un racconto mitologico dell’umano, proiettato sul cielo. È con i Babilonesi che si iniziano a sviluppare i primi contenuti descrittivi delle costellazioni che il Sole attraversa nel suo apparente moto annuo attorno alla Terra. I 12 segni dello zodiaco si sviluppano solo in seguito, quando i Greci si appropriano del simbolismo celeste babilonese e lo portano ‘a terra’, ovvero, creano una struttura geometrica geocentrica entro la quale inserire il movimento ciclico dei corpi celesti.

Andreas Cellarius, ‘Scenographia Systematis Mundani Ptolemaici’.

Con l’astronomia greca emerge il concetto di sfera celeste. Parmenide è probabilmente il primo a sostenere che la Terra stessa è una sfera, mentre la scuola di Pitagora afferma che la sfera è la forma perfetta in natura e che i cieli devono quindi essere sferici e muoversi in movimento circolare.
I matematici greci si impegnarono a dimostrare che il linguaggio della geometria poteva essere applicato alle osservazioni degli astronomi e poteva contribuire a creare un modello adeguato dei movimenti del cielo. Il modello della sfera celeste divenne lo strumento di lavoro fondamentale per l’astronomo, la sua mappa dell’universo. Si iniziano ad avere le coordinate per riportare in forma bidimensionale il disegno del cielo visto da un luogo specifico sulla Terra, in un momento determinato.
La circonferenza, simbolo indiscusso di eternità e perfezione, viene a costituire la cornice infinita di tutto ciò che sta attorno. Sulla circonferenza vengono posti i pianeti nel loro moto di rivoluzione attorno al Sole, visti dalla Terra, e la circonferenza viene a coincidere con la fascia dell’eclittica, poi suddivisa in 12 segmenti di 30° ciascuno, i segni zodiacali.

Segni e costellazioni

Esiste oggi molta confusione fra il pubblico non esperto di astrologia sulla differenza fra costellazioni e segni zodiacali.
I 12 segni zodiacali corrispondono a 12 fasi nella relazione fra Terra e Sole durante il moto di rivoluzione annuo della Terra attorno al Sole e sono essenzialmente diversi dalle costellazioni.
Quattro sono i momenti salienti nella dinamica di questa relazione, ovvero i due equinozi e i due solstizi. A questi passaggi cambia la polarizzazione della luce. Le ore di luce diventano maggiori o minori rispetto alle ore di buio o equivalenti. Inoltre equinozi e solstizi determinano i momenti di minor o maggior distanza della Terra dal Sole. E questo a sua volta determina le stagioni, la temperatura, i cicli della natura.
Inizialmente segni e costellazioni erano equivalenti, ovvero circa 2000 anni fa all’equinozio di primavera faceva da sfondo al sorgere del Sole l’inizio della costellazione dell’Ariete.
Per via della precessione degli equinozi, oggi all’equinozio di primavera fa da sfondo la costellazione dei Pesci, per l’esattezza il 6° grado.
La precessione degli equinozi è il fenomeno secondo cui l’asse di rotazione terrestre ruota lentamente intorno alla perpendicolare al piano della sua orbita, comportando di anno in anno uno piccolo slittamento dello sfondo delle stelle fisse rispetto al punto in cui avviene l’equinozio, che deve quindi attendere 25.800 anni per riaccadere con lo stesso sfondo.
Precessione degli equinozi
Ma l’equinozio di primavera è sempre l’equinozio di primavera, ovvero definisce quel momento specifico nella relazione fra Sole e Terra in cui la durata del giorno inizia a superare la durata della notte, a prescindere da qualsiasi costellazione faccia da sfondo. Quel punto della circonferenza continua ad essere chiamato grado 0° dell’Ariete, dal nome della costellazione che faceva da sfondo 2000 anni fa all’incirca, quando il modello geometrico astrologico si stava formando. Diciamo che la costellazione serviva a nominare quella fetta del cielo in cui il Sole appariva visto dalla Terra. Fungeva un po’ da segnalibro, aiutava ad indicare che si era arrivati sino a lì. Allora si iniziarono a raccontare delle storie sul passaggio del Sole davanti a determinate stelle e in questo modo nacquero i miti sulle costellazioni dello zodiaco.
Già da tempo è chiaro che quello che si iniziò a descrive con i primi miti sulle 12 costellazioni è un racconto sulla qualità dell’energia in quei particolari 30 giorni. Quindi un racconto che si basa sulla qualità della luce e su quello che accade in natura, nel ciclo annuo della natura e di conseguenza nella vita dell’uomo.
Possiamo aggiungere che a ciascuna delle 12 fasi dell’anno fu assegnato un nome in analogia con il significato simbolico, energetico, qualitativo di quella fase. La fase Ariete per esempio è in analogia con le caratteristiche che la simbologia e la mitologia dell’Ariete evocano: il ritorno della luce, il Sole che vince sulla notte, la forza della natura che si risveglia, l’irruenza dell’Ariete.

La geometria astrologica

Una delle parti costituenti il modello astrologico e che già in epoca greca riceve la sua prima definizione è il sistema degli aspetti. Dal centro della circonferenza, la Terra, può essere tracciata una linea verso qualsiasi punto sulla circonferenza per indicare la posizione in cui si trova un pianeta. La distanza fra due pianeti sulla circonferenza viene misurata in base all’angolo formato dall’arco della circonferenza. Due pianeti possono trovarsi ad una qualsiasi distanza sulla circonferenza dando origine quindi a tutti i possibili angoli contenuti entro i 360 gradi. Ai fini dell’interpretazione astrologica, gli angoli che vengono presi in considerazione sono esclusivamente quelli derivati dalle figure geometriche base: il triangolo, il quadrato, il sestile e naturalmente la linea retta, che unisce due pianeti ad una distanza di 180°, ed il punto, che relaziona due pianeti che si trovano nella stessa posizione longitudinale, e sono quindi congiunti. Questi sono gli aspetti classici, ai quali nel tempo se ne sono aggiunti altri, definiti aspetti minori.

Cielo del 17 maggio 2011, per Bologna.
Fase lunare: plenilunio. Il Sole e la Luna sono ad una distanza di 180°.
Le linee interne indicano la distanza angolare fra i pianeti nel cielo in base alla loro posizione longitudinale.

Un qualsiasi momento nel tempo, in un qualsiasi luogo sulla Terra, se trasposto sul piano della circonferenza, creerà un disegno particolare, le cui linee, i cui angoli, saranno sempre e solo quelli contenuti nelle forme geometriche primarie.
Ugualmente importante è la divisione dell’eclittica in quattro parti, i quadranti, derivati dai punti in cui accadono gli equinozi e i solstizi. I quadranti forniscono al tema del cielo i suoi punti cardinali. L’est del tema di nascita corrisponde all’ascendente, ovvero il segno che sorge al momento della nascita, mentre l’ovest corrisponde al discendente, il segno che tramonta.
Una nascita all’alba vedrà il Sole posizionato sulla sinistra del grafico per esempio, sulla linea dell’orizzonte, l’ascendente. Il Sole sta sorgendo. Una nascita a mezzogiorno avrà il Sole nel punto più alto del tema e del cielo, Il Medium Coeli, e via di seguito, in base ad una suddivisione che vede l’emisfero inferiore del grafico corrispondere alla notte e quello superiore al giorno.

La natura archetipica dei pianeti

Ogni pianeta è associato ad una specifica dimensione archetipica.
Gli archetipi planetari hanno molteplici livelli di lettura. In termini mitologici possono essere associati a divinità e figure mitiche. In termini platonici si presentano come principi cosmici e metafisici. In termini jungiani sono principi psicologici.
Dieci sono gli archetipi planetari principali. Sette di questi sono stati riconosciuti nella tradizione astrologica classica e corrispondono ai sette corpi celesti del sistema solare visibili ad occhio nudo. I rimanenti sono i pianeti scoperti al telescopio in era moderna.

Sol e Luna. 15th century. Aurora consurgens.

Sol e Luna. 15th century. Aurora consurgens.

È opinione condivisa che gli antichi abbiano nominato i pianeti  visibili in base al carattere archetipico di cui il pianeta era la manifestazione nell’ambito dell’esperienza umana, ovvero collegandolo alla divinità che esprimeva quel carattere.
L’astrologia greca postulò un’associazione fra i pianeti e specifiche divinità greche, le quali hanno una corrispondenza con le equivalenti divinità mesopotamiche i cui nomi erano da tempo stati associati con i pianeti nella tradizione astrologica babilonese ereditata dai greci. Nei secoli successivi gli stessi pianeti vengono conosciuti nel mondo occidentale con i nomi dei loro equivalenti romani.

Tema di nascita e transiti

Ogni momento del tempo possiede un certo carattere tangibile che pervade i vari eventi che accadono in quel momento. La posizione dei pianeti alla nascita fornisce informazioni simboliche sulla qualità della vita che nasce in quel momento. Nascere in un preciso spazio-tempo implica incarnare la qualità del momento.
I pianeti non sono corpi che dall’alto influenzano gli eventi sul piano umano per virtù di una qualche energia che emanano alla quale l’uomo è soggetto e dalla quale è irrimediabilmente determinato. Essi sono semplicemente parte della stessa matrice di significato in cui siamo immersi e in questo senso sono emissari di una simbologia che può essere decifrata per comprendere la qualità del tempo. Non vi è influsso, ma corrispondenza, sincronicità.
La posizione dei pianeti alla nascita ha una corrispondenza con il modello archetipico base del carattere e della vita di una persona. Ciò che è unico nel tema di nascita non sono quindi i pianeti, quanto piuttosto la loro interazione e la loro posizione nei 12 segni.
Una combinazione planetaria nel cielo di nascita può manifestarsi nel carattere e nell’esistenza dell’individuo in una pluralità di modi possibili. Non è rigidamente determinata.
La conoscenza del proprio cielo di nascita permette di accompagnare con maggior consapevolezza il processo di espressione del proprio potenziale. In questo consiste il carattere emancipatorio dell’astrologia: maggiore è la consapevolezza delle dinamiche al nostro interno, minore il rischio di agire ‘ciecamente’, in base a spinte compulsive di cui non siamo consapevoli.
È questo il comune denominatore di tutta la psicologia del profondo da Freud e Jung in avanti.
L’astrologia illumina le dinamiche che formano la nostra vita, nei confronti delle quali ciascuno ha una risposta personale, imprevedibile in termini concreti e potenzialmente libera.
Il cielo di nascita fissa la posizione dei pianeti in una posizione specifica, ma questi non si arrestano e continuano il loro movimento nel cielo, ovvero transitano.
Lo studio dei transiti planetari è l’analisi dello spostamento dei pianeti rispetto alla loro posizione alla nascita. Essi permettono di individuare nel tempo la qualità dell’esperienza che un individuo tende ad avere in un dato periodo. Non prevedono cosa accadrà in termini di eventi concreti, bensì facilitano la comprensione del vissuto di quel momento.
Lo studio dei transiti è particolarmente utile per avere una tempistica della manifestazione degli archetipi nella propria vita. I transiti indicano quali principi planetari vengono enfatizzati in un certo periodo. Non sono predittivi in maniera concreta quanto piuttosto in una maniera archetipica, nel senso che lasciano individuare quando un archetipo planetario si manifesterà con più forza nella propria esistenza.

Esempio di manifestazione dell’archetipo: la scoperta dei pianeti esterni

I pianeti esterni a Saturno, non visibili ad occhi nudo, sono stati scoperti dalla fine del 1700 in avanti.
Un’analisi a posteriori ha permesso di rinvenire nel periodo della scoperta di ciascuno, una corripondenza fra la dimensione simbolica del pianeta e lo spirito del tempo in cui la scoperta si colloca. Risulta evidente che nel periodo della scoperta di ciascuno di questi pianeti siano emersi su scala globale fenomeni sociali, storici, di costume, in analogia con la valenza del pianeta, come se dall’inconscio collettivo qualcosa fosse emerso per essere integrato nella consapevolezza di massa.

Urano, il primo dei pianeti ad essere scoperto in epoca moderna, nel 1781, viene nominato dalla comunità astrologica senza nessuna corrispondenza archetipica in mente e solo in seguito, grazie ad un processo di osservazione ed analisi, il nucleo del suo significato simbolico si rivela congruente con lo spirito dell’epoca della sua scoperta.

Libertè, Egalitè, Fraternitè.

L’essenza del significato di Urano e della sua funzione ad un livello individuale e collettivo si  condensa sui valori del cambiamento radicale, della libertà, del desiderio di liberarsi da limitazioni di qualsiasi natura, dell’impulso creativo, dell’improvvisa rottura di strutture esistenti. Identifica quella spinta nell’umano che porta ad emanciparsi da situazioni cristallizzate in forme rigide che non consentono evoluzione. Urano ha un carattere emancipatorio, progressista, rivoluzionario.
La scoperta di Urano avviene al culmine dell’Illuminismo, nel periodo della Rivoluzione francese e della Dichiarazione d’Indipendenza americana, in un’epoca in cui gli ideali imperanti furono libertà, uguaglianza e fratellanza. In nome di questi ideali fu deposta la monarchia francese e proclamata la repubblica e per la prima volta nella storia dell’umanità emerse il concetto di democrazia, di libertà dell’individuo, di uguaglianza civile degli individui di fronte alla legge. È del 1789 la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, stesa in Francia in opposizione al privilegio sociale e all’oppressione politica.
Urano lo ritroviamo presente nella storia ogniqualvolta un’idea emerge con irruenza nel collettivo, impossessandosi dell’immaginazione dei singoli e determinando un cambiamento improvviso ed emancipatorio nella nostra maniera di rapportarci al mondo e a noi stessi.
I suoi cicli sono sempre indicativi di momenti di grande fervore rivoluzionario in cui vecchi ed iniqui sistemi di organizzazione sociale vengono messi in discussione a favore di modalità più democratiche di gestione politica collettiva.

La scoperta di Nettuno nel 1846 avviene all’apice del movimento romantico.
Se la visione del mondo uraniana dell’Illuminismo dava valore agli essere umani per la loro capacità di ragionare e di trasformare la società attraverso il potere dell’intelletto, la visione nettuniana del movimento romantico da valore agli esseri umani per le qualità immaginative, per le aspirazioni spirituali, per la profondità emotiva, creativa, artistica. Il Romanticismo percepisce il mondo come un organismo vivente colmo di magia, da comprendere abbracciando l’irrazionale.

Eugène Delacroix. 'La liberté guidant le peuple'.

Eugène Delacroix. ‘La liberté guidant le peuple’.

In sintonia con l’epoca della sua scoperta, l’archetipo associato a Nettuno governa tutti gli stati non ordinari di consapevolezza, l’anelito a trascendere il limitato mondo temporale e materiale della realtà. È in analogia con l’impulso ad abbandonare un’esistenza separata a favore di stati di fusione psicologica, di unione mistica. È associato ai sogni, alle visioni, al misticismo, alla compassione universale. E l’Ottocento è indubbiamente un secolo dominato dalle istanze spirituali, mistiche ed immaginative dell’umano, basti pensare alla diffusione dello spiritualismo, all’ascesa delle filosofie romantiche, all’emergere della teosofia, all’interesse per le tradizioni mistiche occidentali, all’uso di sostanze psicoattive nei circoli bohémien europei ed in generale all’emergere di una sensibilità compassionevole che si manifesta nei primi esempi di abolizione della schiavitù e della pena capitale.

Nel 1930 viene scoperto Plutone e nominato come la divinità degli Inferi e del mondo sotterraneo, il Plutone romano, l’Ade greco.
Plutone è associato all’ombra collettiva, in senso psicologico, ovvero a tutto ciò che viene represso, rimosso, non reso consapevole. La funzione dei suoi cicli consiste essenzialmente nel forzare la presa di coscienza di quelle dimensioni dell’umano che vengono gestite in maniera inadeguata alla sopravvivenza della specie. Plutone rammenta agli uomini la loro natura animale ed istintiva, affinchè questa venga usata a fini rigenerativi e non di distruzione.
La sua scoperta avviene a cavallo fra le due guerre mondiali, quando la violenza di massa si manifesta con esiti catastrofici, lasciando l’umanità nell’orrore della contemplazione del proprio potere distruttivo.

Edvard Munch. 'L'urlo'.

Edvard Munch. ‘L’urlo’.

È in quell’epoca che si colloca la scoperta dell’inconscio come pure la divisione dell’atomo che condurrà all’utilizzo dell’energia nucleare, e allo strumento con cui l’umano può, per la prima volta nella storia, porre fine alla propria esistenza sul pianeta.
Plutone è sempre in analogia con i cicli di nascita, decadimento, morte e rinascita. Il suo è un potere intenso, primordiale, viscerale, che pone l’essere umano costantemente di fronte alla scelta di come utilizzarlo. I suoi cicli determinano momenti in cui la presa di consapevolezza di ciò che va modificato per l’evoluzione e la sopravvivenza dell’umanità va di pari passo con la manifestazione in negativo di quella dimensione, per poi eventualmente muoversi verso una risoluzione positiva allorquando la valenza messa in discussione venga integrata a livello di massa e gestita con maggior consapevolezza.

Esempio di ciclo combinato di pianeti esterni: Urano e Plutone
I pianeti esterni hanno un moto lento. Il momento in cui due pianeti esterni si incontrano definisce l’inizio di un ciclo al livello delle valenze di quei pianeti, una sorta di momento seminale. Poi nel corso del tempo i due pianeti avanzeranno a velocità diverse e poco a poco, dal momento in cui erano uniti nella stessa posizione del cielo, giungeranno a creare degli angoli specifici nella loro interazione.
I momenti di maggior enfasi e manifestazione di ciò che prende avvio all’inizio del ciclo quando i due pianeti sono a 0° ovvero in congiunzione, si presentano quando i pianeti si trovano ad una distanza di 180°, aspetto chiamato nel linguaggio astrologico, opposizione.

Se prendiamo come esempio il ciclo di Urano e Plutone, che hanno rispettivamente un moto di rivoluzione di 84 e 248 anni, possiamo osservare che i due pianeti si trovano in aspetto di congiunzione (0°) e di opposizione (180°) all’incirca due volte nell’arco di un secolo.
I momenti del loro incontro a 0° e 180° si riflettono a livello storico in epoche in cui le valenze dei due pianeti si mescolano per generare fenomeni dal carattere radicalmente  rivoluzionario, trasformativo ed emancipatorio.
Osserviamo cosa è accaduto nel loro ciclo a partire dalla fine del XVIII secolo.
Urano e Plutone sono stati in aspetto di opposizione nel decennio della Rivoluzione francese, fra  il 1787-1798. Sono stati poi congiunti fra il 1845 e il 1856 e al grado esatto nel 1848-49, gli anni che hanno visto l’insorgere in numerose capitali europee delle rivolte per l’indipendenza nazionale. Sono stati di nuovo in opposizione fra il 1896 e il 1907, epoca di grandi avanzamenti per il movimento di emancipazione femminile, nonché epoca della rivoluzione russa che portò alla deposizione dello Czar e della ribellione dei Boxer in Cina.
Infine Urano e Plutone sono stai congiunti negli anni ’60 del secolo scorso, decade di trasformazioni radicali a livello sociale, politico e di costume su scala planetaria.
È evidente come nelle quattro epoche riportate l’archetipo della rivoluzione si mescoli con l’archetipo della trasformazione e rigenerazione dando vita a fenomeni di profondo avanzamento collettivo.

Attualmente i due pianeti si trovano ad una distanza di 90° fra di loro.
0°, 90°, 180° e 270° sono gli angoli creati dalla divisione del cerchio per 4.
Abbiamo visto come i momenti di congiunzione ed opposizione dei pianeti corrispondano a fasi di massima tensione nella corrispettiva manifestazione sul piano delle vicende umane della funzione dei due archetipi. Il momento in cui i due pianeti si strovano a 90°, o quadratura,  costituisce una fase in cui ciò che è stato generato nella congiunzione si appresta ad un momento di verifica.
Dal 2010 i due pianeti sono entrati in aspetto di quadratura, aspetto che si è intensificato in questi primi mesi del 2011 e che si protrarrà fino al 2015, con un apice nei prossimi due anni.

Un manifesto della rivoluzione egiziana. 2011

Già si assite al risveglio di un desiderio di riscatto collettivo che sta mettendo in discussione quelle forme di gestione del potere politico che non sono allineate con l’esigenza di democrazia e compartecipazione alla gestione sociale collettiva, gli avvenimenti degli ultimi mesi in Nord Africa ne sono un chiaro esempio.
L’umanità di questa epoca sembra manifestare l’esigenza di trovare nuovi modelli di collaborazione su scala mondiale, che consentano di integrare valori di rispetto, libertà e reprocità fra gli individui e fra l’umanità e il pianeta.
Questo allineamento, se da un lato definisce lo spirito di questa fase storica, dall’altro ha una manifestazione puramente personale nella vita di ciascuno di noi. Se per esempio Urano e Plutone entrano in aspetto con posizioni quali il Sole e la Luna o gli altri pianeti interni, la persona sentirà più forte l’esigenza di trovare dei canali di espressione concreti nella propria vita alle richieste del momento. La misura in cui ognuno di noi potrà sentirsi più o meno ‘attivato’ dall’attuale posizione di Urano e Plutone nel cielo dipende dalla relazione che i due pianeti generano con i pianeti nel tema individuale.
Siamo noi che, in ultima analisi, creiamo ciò che si manifesterà in un determinato periodo ed è il contributo di ciascuno che determina cosa accadrà su ampia scala.